istituto di istruzione Superiore "Edith Stein"http://www.geocities.com/mariofilippa/biografi.htm"
Quelli che seguono sono solo degli accenni ad alcuni aspetti della biografia di Edith Stein che mi sono sembrati più significativi per conoscere la sua formazione intellettuale. Espongo con maggiore dettaglio le vicende dei suoi rapporti con Husserl e Heidegger, in quanto toccano più direttamente il tema del presente studio. Per gli altri aspetti della sua vita e per un maggior approfondimento si possono consultare innanzitutto le fonti autobiografiche; anche le biografie sono numerose, sebbene molte siano di carattere prevalentemente agiografico, con il rischio di non soddisfare chi si avvicini alla Stein con interessi filosofici.
1. infanzia e primi studi (1891-1913)
Edith Stein nacque a Breslavia (Wroclaw, allora in Germania, oggi in Polonia) il 12 ottobre 1891.
Ultima di una famiglia numerosa, il padre morì poco dopo la sua nascita. La madre, donna di carattere
forte e di grande fede - era ebrea osservante -, prese in mano l'azienda del marito e con grande sforzo
personale riuscì a farla prosperare, potendo così mantenere i suoi figli. La figura materna sarà
importante nella vita di Edith: l'esempio di austerità di vita e di una fede profondamente vissuta
segneranno il suo carattere e saranno sempre per lei un importante punto di riferimento.
La bambina Edith si dimostrò presto dotata di un'intelligenza vivace, particolarmente attratta dalla
letteratura, alla quale era stata iniziata dai fratelli maggiori. L'esempio di religiosità di sua madre
rappresentava un'eccezione rispetto all'ambiente familiare in cui si muoveva e, come lei stessa racconta,
per l'esempio di ateismo dei suoi parenti, molto presto smise consapevolmente e deliberatamente di pregare.
Brillante negli studi secondari, iniziò l'università nella sua città natale, indirizzandosi verso la storia e
la letteratura tedesca.
Negli anni universitari l'interesse per la letteratura si approfondì in interesse per l'uomo,
ed Edith aggiunse alle lezioni di storia e letteratura anche la frequenza a corsi della nascente scienza
psicologica. Fu nell'ambito di questi studi - in quel momento, a Breslavia, psicologia e filosofia erano
viste quasi come un'unica scienza - che un giovane docente, Georg Moskiewicz, le passò il secondo volume
delle Ricerche logiche (Logische Untersuchungen) di Edmund Husserl, professore di filosofia all'università
di Gottinga («Gli altri hanno preso tutto da qui», le disse Moskiewicz). Affascinata da questa lettura,
attratta dalle descrizioni che Moskiewicz le faceva dell'ambiente universitario di Gottinga e incoraggiata
dall'invito di un suo cugino che insegnava in quella università, decise di andarvi a frequentare un semestre,
il suo quinto. Prima di partire aveva concordato un tema di tesi di psicologia sperimentale con il professor
Stern.
Edith Stein arrivò a Gottinga nella primavera del 1913, e questa città divenne ben presto la sua patria
intellettuale. La fenomenologia insegnata da Husserl era veramente un pensiero innovativo: la concezione della
filosofia come scienza rigorosa contrastava con i riduttivismi scientifici - soprattutto di tendenza
psicologista - allora in voga, mentre l'invito a riportare l'attenzione sulle cose sembrava rompere con
i vari tipi di idealismo, ripristinando le condizioni per svolgere una filosofia realista. Fra i giovani
fenomenologi si percepiva l'entusiasmo dei pionieri. La descrizione che le aveva fatto Moskiewicz
corrispondeva alla realtà: a Gottinga si parlava veramente di filosofia «giorno e notte, a pranzo,
per la strada, ovunque».
il suo inserimento nell'ambiente universitario avvenne senza difficoltà: Moskiewicz la presentò ad Adolf
Reinach, giovane professore e collaboratore di Husserl, che di fatto si occupava di facilitare l'accesso
degli studenti alla fenomenologia e al suo "maestro"; quest'ultimo essendo meno portato per le relazioni umane.
La buona impressione che fece a Reinach, e soprattutto a Husserl, le aprì poi le porte della "Società
Filosofica", una sorta di seminario creato dagli stessi studenti, al quale erano ammessi solo i discepoli
maggiormente iniziati alla fenomenologia. Dopo poche settimane si muoveva nell'ambiente fenomenologico di
Gottinga come se avesse sempre vissuto lì.
Fra le persone con cui strinse amicizia in quel periodo possiamo menzionare Roman ingarden, Hans Lipps,
Fritz Kaufmann. Frequentò molto anche i coniugi Reinach, ma tardò un poco ad accorgersi della loro sincera
amicizia, fatto comprensibile se si considera che Adolf Reinach, benchè giovane, era suo professore e non un
compagno di studi come gli altri. Edith attribuiva molta importanza a queste amicizie e fece tutto il
possibile per conservarle per tutta la vita.
Un incontro importante per la maturazione intellettuale e spirituale della giovane filosofa fu quello con
Max Scheler. Questi era stato diffidato dall'insegnamento nell'università di Gottinga, per lo scandalo causato
dalla sua causa di divorzio, ma la Società Filosofica lo invitò a tenere in un caffè delle conferenze
private. in questi incontri Edith Stein potè constatare le divergenze fra Husserl e Scheler:
«Scheler naturalmente era aspramente contrario alla svolta idealistica e si esprimeva quasi in tono di
superiorità (...). i rapporti tra Husserl e Scheler non erano del tutto sereni. Scheler non perdeva occasione
di ribadire che non era allievo di Husserl, ma aveva trovato personalmente il metodo fenomenologico.
Per quanto egli non fosse stato suo allievo, Husserl era tuttavia convinto della sua dipendenza da lui.
(...) [Scheler] accoglieva da altri delle idee che poi trovavano sviluppo dentro di lui, senza che lui
stesso si accorgesse di essere stato influenzato. in tutta coscienza poteva affermare che era tutta farina
del suo sacco».
Dai ricordi della Stein emerge il ritratto di un filosofo affascinante. Ma di particolare interesse risulta
l'impatto che ebbe sulla giovane filosofa la sua maniera di difendere la fede - si era convertito al
cattolicesimo - che, sebbene non portò Edith Stein ad esaminare seriamente il tema, per lo meno le trasmise
l'idea della dignità filosofica dell'argomento, cosa che veniva invece esclusa dal pur credente Husserl,
per il quale la religione poteva essere solo oggetto di fede, non di speculazione filosofica. Si vedrà più
avanti come questo porterà la Stein a concludere che la fenomenologia secondo la concezione di Husserl è
incompatibile con la fede.
La nuova fenomenologa decise di rimanere a Gottinga per terminare lì gli studi universitari. Quasi subito
aveva abbandonato l'idea della tesi con Stern, e chiese a Husserl di farle da relatore, per studiare il
tema dell'empatia (Einfuhlung). Così lei stessa spiega la sua tesi:
«Nel suo seminario sulla natura e lo spirito, Husserl aveva parlato del fatto che un mondo e
sterno oggettivo poteva essere conosciuto solo in modo intersoggettivo, cioè da una maggioranza
di individui conoscenti che si trovino tra loro in uno scambio conoscitivo reciproco. Di conseguenza,
è premessa una esperienza di altri individui. Collegandosi alle opere di Theodor Lipps, Husserl
chiamava Einfuhlung (intuizione (meglio "empatia")) questa esperienza, ma non dichiarava in che cosa
consistesse. C'era perciò una lacuna che andava colmata: io volevo ricercare che cosa fosse l'intuizione.
Ciò non dispiacque al maestro».
Si trattava di un argomento chiave per il metodo fenomenologico, ma non era stato ancora sviluppato,
solo Scheler vi faceva riferimento, ma più per una comprensione intuitiva del problema che per averlo
approfondito; Husserl lo esaminerà molti anni più tardi. Questo è indicativo della tendenza di Edith Stein
ad andare a fondo nelle questioni e del suo costante interesse per gli aspetti umani dei problemi; allo
stesso tempo è un primo indice di quel certo disordine di Husserl, che contribuì a rendere difficile la
comprensione con i suoi discepoli, come vedremo più avanti.
il relatore la orientò verso un'impostazione che aumentava di molto il lavoro necessario, costringendola a
studiare la voluminosa produzione di Theodor Lipps, il quale aveva parlato di empatia, ma in un senso
piuttosto diverso da come lo intendevano i fenomenologi. La mole di lavoro e lo scarso aiuto da parte di
Husserl la stancarono fino quasi all'esaurimento. Quando però iniziava a disperare della possibilità di
portare a termine l'opera, le venne in aiuto Adolf Reinach, che la incoraggiò, valorizzando il lavoro fin
lì svolto, e le diede un consiglio prezioso: ormai aveva già studiato abbastanza il tema ed era arrivato
il momento di chiudere i libri ed applicare il metodo fenomenologico per svolgere una riflessione personale.
Nel frattempo era iniziata la prima guerra mondiale e tutti i suoi amici si stavano sparpagliando sui vari fronti.
il suo spirito patriottico le faceva sembrare un tradimento l'occuparsi dei suoi problemi filosofici mentre
la gente moriva per il suo paese, e decise così di presentarsi come infermiera volontaria nella Croce Rossa.
Roman ingarden, ricordando il grande patriottismo che animava la Stein, osservava: «Questo è importante
per un motivo: accresce la tragedia di essere stata vittima di quello che accadde in seguito»
Come crocerossina fu assegnata ad un ospedale militare per malattie infettive, dove lavorò con tanto
impegno che, dopo circa nove mesi, venne dimessa dal servizio per l'evidente stato di esaurimento in cui
si trovava. Tornò così a lavorare alla tesi. Nel frattempo Husserl, che a Gottinga era professore
straordinario, aveva ottenuto la cattedra di ordinario di filosofia all'università di Friburgo in Brisgovia
(Freiburg im Breisgau) e si era trasferito in quella città.
Terminata la tesi Edith Stein dovette faticare non poco per riuscire a farla leggere al professore.
In una lettera del 16-8-1916 allude spiritosamente a queste difficoltà:
«Quando andai a Friburgo per un paio di settimane, il maestro era ancora imbronciato per la mia
crudeltà di costringerlo a leggere la mia tesi»,
ma più avanti aggiunge
«mi venne un colpo quando, il giorno seguente, mi confidò che era molto soddisfatto della mia tesi,
e che, in effetti, un bel po' di essa coincideva con parti essenziali della seconda parte delle ideen».
Finalmente potè discuterla il 3 agosto 1916, ottenendo il titolo di dottore in filosofia, con il massimo dei voti.
Pubblicò la tesi quello stesso anno
A Friburgo Husserl si trovava relativamente solo, sia per il cambio di città, sia per la guerra che
tratteneva al fronte la maggior parte dei suoi discepoli. intanto il nuovo incarico gli dava diritto ad
avere un assistente, ed in realtà ne sentiva bisogno: la mole di appunti accumulati negli anni era diventata
per lui ingovernabile, e in molti casi non più leggibile per le peggiorate condizioni della sua vista, e non
riusciva ad estrarne del materiale adeguato per una pubblicazione.
Nell'agosto del 1916 Edith Stein, che già da tempo rifletteva sulle difficoltà del maestro, incoraggiata
dal giudizio positivo sulla sua tesi, si propose per il posto. Husserl non solo accettò, ma
«la sua soddisfazione all'idea di avere finalmente una persona a sua completa disposizione era evidente -
benchè, ovviamente, non abbia ancora un'idea chiara di come dovremo lavorare insieme».
Lo stipendio offerto era modesto, ma lei era in grado di mantenersi con l'aiuto della famiglia.
Si può seguire abbastanza da vicino la breve storia del lavoro di Edith Stein con Husserl grazie ad una
quindicina di lettere conservate da Roman ingarden e Fritz Kaufmann. Ne emergono i fatti di un rapporto
difficile, caratterizzato da una grande venerazione per il professore contrastata dall'impossibilità quasi
assoluta di stabilire con lui una vera relazione di collaborazione.
il primo incarico sarà di lavorare al manoscritto delle ideen, e condizione previa lo studio del metodo di
stenografia che Husserl usava per scrivere i suoi appunti. Così spiega il suo lavoro a Roman ingarden:
«Adesso sto cercando di mettere insieme, a partire dal materiale in mio possesso, una minuta unitaria
dell'intero processo di pensiero (del quale ho un'idea abbastanza chiara, anche se niente è definitivo
e nemmeno portato fino alle conclusioni). Questo dovrà diventare la base per l'opera del maestro, pertanto
vorrei finirlo perchè non penso che sarebbe capace di orientarsi fra tanto materiale e rimarrebbe sempre
invischiato nei dettagli».
A gennaio la giovane assistente ha già iniziato a prendere contatto con i problemi legati agli «umori
improvvisi e variabili del caro maestro», come quando era riuscita a convincerlo della necessità di
«ripensare l'intera dottrina della costituzione e a quello scopo riprendere in mano la prima parte delle
ideen. Così si fece per due giorni, poi ritornò ad essere troppo noioso». Nello stesso periodo scrive:
«La collaborazione con il caro maestro è una questione molto complicata; ho il timore che possa non
arrivare mai ad essere una reale collaborazione. (...) Non si riesce a smuoverlo, nemmeno una volta,
a dare un'occhiata alla minuta che sto ricavando per lui dai suoi vecchi appunti per permettergli di
riprendere la visione d'insieme che ha perso. Finchè non si otterrà questo è ovviamente impossibile
pensare alla composizione di una minuta definitiva».
Naturalmente è impensabile che Husserl riveda la tesi dottorale della sua allieva per la pubblicazione:
arriverà alle stampe senza il suo intervento.
Ma la Stein non si lascia scoraggiare: la muove la certezza di avere fra le mani del materiale di grande
valore e la conseguente determinazione a fare tutto il possibile perchè anche altri possano beneficiarne.
il suo obiettivo è pertanto quello di organizzare gli appunti secondo una struttura logica, evidenziando
le lacune e le parti incomplete, per preparare così una trascrizione chiara da presentare a Husserl e sulla
base di essa lavorare con lui per riempire le restanti lacune. Se le difficoltà di collaborazione fossero
continuate, avrebbe lasciato il materiale pronto per la stampa così com'era, oppure cercando lei stessa
di integrarlo, affidandosi alla sua buona conoscenza del pensiero del maestro. Già a fine mese, però,
soffre per questo modo di procedere, senza quasi potergli rivolgere la parola, ma qualche rara chiacchierata
le restituisce la speranza di non dover fare tutto da sola.
intanto lo sforzo per penetrare nel pensiero di Husserl la porta a maturare alcune considerazioni personali
in disaccordo con le idee di lui:
«Credo di sapere un po' che cosa si intenda per costituzione, ma in contrasto con l'idealismo.
(...) Non sono ancora riuscita a confessare le mie eresie al maestro...».
La "confessione" arriva poco tempo dopo:
«Di recente ho sottoposto solennemente al maestro le mie preoccupazioni sull'idealismo. Non ne è
risultata una situazione "imbarazzante" (come Lei temeva). Mi ha fatto accomodare in un angolo
del vecchio, caro sofà e poi abbiamo discusso animatamente per due ore - senza che l'uno convincesse
l'altro, è ovvio. il maestro dice che non sarebbe contrario a cambiare punto di vista se gliene
dimostrassi la necessità. Cosa che finora non sono riuscita a fare».
A marzo si prende una vacanza, non senza che Husserl le affidi un altro manoscritto per riordinarlo,
come contributo al suo svago. i fogli sono «in un tale disordine, da far pensare che il maestro un bel
giorno si sia stancato e li abbia cacciati così com'erano in un cassetto». intanto riflette sulle
difficoltà che l'attendono al suo ritorno («Se solo ora fosse disponibile ad un po' di collaborazione!»;
«non ho nessuna voglia di continuare ad accatastare pacchi di carta che lui non guarda nemmeno»),
mentre inizia a sentire il desiderio di dedicarsi anche ad un po' di lavoro autonomo.
Al rientro la situazione non è cambiata: alcune parti delle ideen sarebbero pronte per la pubblicazione, ma
nemmeno con questa prospettiva si riesce a convincere il maestro ad esaminarle. intanto lui ha divagato,
producendo del nuovo materiale molto interessante, ma che richiederà l'aiuto dell'assistente perchè si
trasformi in qualcosa di utilizzabile, e anche il manoscritto esaminato durante le vacanze meriterebbe
attenzione. Ancora una volta la filosofa tiene duro:
«Non riesco tuttavia a pensare di rinunciarvi in futuro. Sono infatti quasi certa che il maestro da solo
non pubblicherebbe più niente, mentre lo ritengo importante, più di qualunque scritto che io potrei
eventualmente produrre».
Qualche mese dopo, il lavoro sulle ideen era completo ed il tempo passava senza che Husserl si decidesse
a leggerlo. Edith Stein stava già pensando di presentare le sue dimissioni per ottobre, quando trova
altri appunti del maestro (sulla coscienza del tempo - Zeitbewusstsein) e torna a prevalere in lei
l'idea della missione da compiere. in estate, per costringere il maestro a lavorare un po' con lei,
deve andarlo a trovare in villeggiatura, ottenendo così ben tre giorni della sua attenzione.
La crisi arriva a febbraio del 1918, in occasione di una comunicazione del maestro, con la quale ancora una
volta le chiede un poco gratificante lavoro da segretaria. Scrive al maestro una lettera di contenuto
equivalente ad una richiesta di dimissioni, che egli accetta senza drammatizzare, solo con un leggero
tono di rimprovero. Così spiega la sua decisione a Fritz Kaufmann:
«Mettere in ordine manoscritti, che era l'unico mio lavoro da mesi, iniziava gradualmente a
diventarmi insopportabile, e non mi sembra così necessario che, per fare questo, io debba rinunciare a
qualsiasi attività per mio conto».
Dopo meno di due anni di lavoro, Edith Stein lasciava due importanti opere praticamente pronte per
la pubblicazione: la seconda parte delle ideen e la "sesta ricerca", oltre ad una grande quantità di
appunti di Husserl rimessi in ordine, di cui beneficeranno gli assistenti e studiosi che le succederanno.
Così riferisce Ludwig Landgrebe, che fu assistente di Husserl dal 1923:
«Edith Stein aveva il compito di mettere in ordine, di trascrivere i manoscritti stenografati di
Husserl - abbozzi di libri e testi di lezioni - e di produrne un testo unitario che doveva servire
a Husserl per la pubblicazione. Questo riguardava soprattutto tre grandi complessi: l'abbozzo del
secondo volume delle "idee per una fenomenologia pura", il testo delle lezioni sulla "coscienza
del tempo" e i vari fogli sparsi sulla "teoria del giudizio". La trascrizione fu fatta a mano,
nella sua scrittura chiara e ancora oggi leggibile nonostante la cattiva qualità della carta
del periodo successivo alla guerra (...). Dei problemi che ci furono per Edith Stein in questa
sua collaborazione con Husserl posso parlare per esperienza personale. Nel mentre cioè si conduceva
a termine un tale compito di rielaborazione e si poteva presentarne il risultato a Husserl,
egli aveva già rivolto la propria attenzione a tutt'altri pensieri, e ci voleva uno sforzo
notevole per riconquistare il suo interesse a quello che si era fatto.
Queste erano le delusioni dunque che si provavano, ma che venivano accettate volentieri, perchè
erano il prezzo che si doveva pagare per prendere parte al divenire vitale dei pensieri del grande
maestro. (...) Così queste rielaborazioni rimasero ferme per altri cinque anni dopo la dipartita di
Edith Stein da Friburgo, finchè Husserl non le riprese in mano nel 1924 e diede a me l'incarico di
collezionarle assieme agli originali, quelli che ancora c'erano, e di trascriverle a macchina. Ma
ci vollero ancora degli anni prima che tutto ciò giungesse alla pubblicazione: le lezioni sulla
coscienza del tempo nel 1929, pubblicate da Heidegger, i manoscritti sulla teoria del giudizio,
pubblicati da me nel 1939 col titolo "Erfahrung und Urteil" e le "ideen ii", pubblicate soltanto
dal lascito di Husserl nel 1952».
Anche in lei questa esperienza lasciava un segno profondo: aveva potuto lavorare su del materiale cui pochi
altri avrebbero avuto accesso per molto tempo, e ne ottenne una comprensione del pensiero di Husserl che
poche persone - forse nessuno in quel momento - potevano vantare.
i rapporti con Husserl rimasero buoni: l'anno seguente la Stein si impegnava a promuovere un numero speciale
dello Jahrbuch per celebrare il sessantesimo compleanno del maestro e cercava un modo per avviare una
qualche forma di collaborazione stabile con lui. in una lettera all'amico Kaufmann (tornato a
Friburgo dopo la guerra) ricambia i saluti affettuosi del maestro e scherza scrivendo:
«Deve rimordergli molto la coscienza se ha chiesto tanto amorevolmente mie notizie».
L'amicizia e venerazione per Husserl non le impedivano, però, di considerarne lucidamente i difetti.
«Non avrei mai considerato gli errori di una persona come motivo per togliergli la mia amicizia», scrisse di
sè nella Storia di una famiglia ebrea, e giudicava le persone con tanta più esigenza quanto più le erano
care. Così si esprime senza reticenze riguardo alle difficoltà che tutti incontravano nei rapporti con
Husserl, scrivendo che a casa Husserl ci si scontra con l'ingiustizia ad ogni passo, ma bisogna ricordarsi
che «lui [Husserl] è quello che soffre di più, perchè ha sacrificato la sua umanità per la sua scienza».
E in una lettera successiva:
«Non smetterò mai (...) di avere un'illimitata venerazione per il filosofo Husserl, e gli
concederò sempre qualsiasi debolezza umana come cosa inevitabile. E mi sentirei ridicola se considerassi
come un mio merito il fatto di essere un po' più vicina di lui alla vita».
Continuerà a mantenere buoni rapporti anche dopo la conversione. Quando, nel 1931, sembrano aprirsi per lei
buone prospettive per l'insegnamento universitario, la famiglia Husserl vuole festeggiare con lei l'evento, e
negli ultimi anni parteciperà vivamente alla preoccupazione per la salute del maestro, chiedendo e
diffondendo frequenti notizie[34]. L'occhio critico, però, rimane sempre presente, ora aperto alla
prospettiva della grazia, e la Stein si preoccupa per la fede del maestro. in una conversazione con
lui sui novissimi, constata la profondità con cui comprende queste cose, e se ne preoccupa, perchè ciò
accresce la sua responsabilità. Più tardi però si dichiara fiduciosa, perchè «Dio è la verità. Chi
cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no»
A Friburgo Edith Stein ebbe anche occasione di conoscere Martin Heidegger. Così ricorda il loro primo
incontro, nell'estate del 1916, in casa di Husserl:
«Quella sera Heidegger mi piacque molto. Era silenzioso e chiuso in se stesso per tutto il tempo in cui
non si parlava di filosofia. Ma appena emergeva un argomento filosofico, si mostrava pieno di vita».
Ma questa prima impressione positiva venne presto affiancata da vari motivi di perplessità, quando non di
aperto disaccordo.
Appena persa la sua collaboratrice, Husserl si rivolse a Heidegger perchè ne prendesse il posto. Questa volta,
però, con un vero stipendio pagato dall'università, più consistente di quanto riceveva Edith Stein. Ma ciò
che faceva indignare la fenomenologa era la maggiore fiducia che Husserl accordava al suo nuovo assistente,
e la poca lealtà intellettuale dimostrata da quest'ultimo in contraccambio. infatti Heidegger manteneva un
atteggiamento distaccato nei confronti della fenomenologia husserliana, della quale si serviva a modo suo,
e non senza criticarla. Così, mentre insegnava in qualità di assistente di Husserl, in realtà stava
presentando il suo pensiero molto più di quello del "maestro".
La fedele discepola registra:
«Heidegger gode della fiducia assoluta di Husserl e la usa per indirizzare la studentesca, sulla quale
ha più influenza di Husserl stesso, in una direzione abbastanza lontana da lui. Tranne il buon maestro,
lo sanno tutti».
intanto fra i "vecchi" fenomenologi ci si interroga sulla opportunità di organizzare delle conferenze
per chiarire il vero contenuto della fenomenologia contro le deformazioni heideggeriane.
Edith Stein ammirerà sempre la genialità di Heidegger, ma criticandone le idee. Quando, nel 1931, cercava
appoggi per l'abilitazione universitaria, escluse a priori l'ipotesi di lavorare per lui, perchè in tal
caso si sarebbe sentita in dovere di assecondare la sua linea di pensiero, cosa che non era in grado di
fare. Anche la sua opera principale, Essere finito e Essere eterno, mostra già nella scelta del titolo
la sua posizione polemica rispetto ad Essere e tempo di Heidegger, oltre a presentare in appendice una
dettagliata analisi del pensiero di questo autore.
Terminata la collaborazione con Husserl, il primo impegno di Edith Stein fu di tornare a Gottinga,
presso la moglie di Adolf Reinach, essendo questi da poco deceduto in guerra. i suoi amici e discepoli
volevano fare qualcosa per commemorarne la scomparsa ed erano indecisi fra varie alternative; la vedova
propendeva per una pubblicazione dei suoi scritti inediti e per questo motivo chiedeva all'amica Edith
di curare la preparazione del materiale. Questo impegno rappresentò un'esperienza importante per
la conversione della nostra filosofa. i coniugi Reinach, infatti, si erano da poco convertiti al
cristianesimo, e durante questo suo soggiorno nella loro casa, Edith Stein potè fare l'esperienza
viva del modo cristiano di vivere il dolore. Ne restò profondamente impressionata ed iniziò ad interessarsi
di più al problema della fede: negli anni seguenti leggerà il Nuovo Testamento e vari autori cristiani,
in particolare Kierkegaard e santa Teresa di Gesù. Ricorderà sempre che il suo primo incontro con la fede
fu un incontro con la Croce, e per questo volle includerla nel suo nome religioso quando entrò nel carmelo.
Finalmente poteva dedicarsi ad un lavoro autonomo: per qualche tempo rimase a Friburgo, collaborando con
i fenomenologi, soprattutto coordinando il lavoro per la preparazione di un nuovo Jahrbuch . Da segnalare
che fu probabilmente questa attività a farle iniziare un rapporto epistolare con Hedwig Conrad-Martius che
si trasformò in una duratura amicizia. Ben presto però vide che ciò che stava facendo non richiedeva la
sua presenza a Friburgo e decise quindi di tornare a Breslavia da sua madre. Qui iniziò ad insegnare in
un liceo femminile ed istituì un corso privato sulla fenomenologia al quale partecipavano una cinquantina
di persone. intanto si dedicava a quelle riflessioni personali per le quali non aveva mai trovato il
tempo negli anni precedenti e che porteranno alle pubblicazioni sullo Jahrbuch degli anni successivi.
i coniugi Conrad vivevano ritirati nella loro casa di campagna, presso Bergzabern, dividendo i loro
interessi fra filosofia e lavori agricoli. Per i loro amici avevano istituito quello che oggi chiameremmo un
servizio di agriturismo: tutti sapevano di poter trascorrere da loro un periodo di tempo, ripagando
l'ospitalità con l'aiuto nei lavori stagionali. Era una possibilità di cui si avvalevano in molti,
dato che era un ottimo modo per riposare dal lavoro intellettuale ed anche una buona occasione per
mantenere i contatti con i vari amici che di volta in volta si trovavano a trascorrere lì qualche giorno.
Rimasta sola, una sera, in casa Conrad, Edith Stein cercò nella biblioteca dell'amica qualcosa da leggere e
scelse la Vita di santa Teresa di Gesù. Quella notte lesse il libro tutto d'un fiato, e alla fine della
lettura, emozionata, diceva a se stessa "Questa è la verità!". il giorno dopo comprò un messale e un
Catechismo romano, e dopo averli studiati si recò alla locale parrocchia cattolica dove chiese di essere
battezzata. Venne accolta nella Chiesa il 1 gennaio 1922; l'amica Hedwig, benchè protestante, ottenne il
permesso per farle da madrina.
il suo principale desiderio era quello di entrare immediatamente in convento, seguendo l'insegnamento
di santa Teresa, ma le venne sconsigliato in considerazione della grande influenza che avrebbe potuto
esercitare dalla sua posizione di filosofa già conosciuta. Nel 1923 accettò pertanto di insegnare lingua e
letteratura tedesca all'istituto magistrale S. Maria Maddalena di Spira, tenuto dalle suore domenicane,
presso le quali andò ad abitare, dedicandosi al lavoro, allo studio e alla preghiera.
Oltre a continuare ad occuparsi dei precedenti interessi filosofici, le esigenze del nuovo lavoro la
portarono ad affrontare anche questioni di pedagogia, con particolare attenzione ai temi relativi
all'educazione della donna. Entrò in contatto con vari intellettuali cattolici, e in particolare con il
circolo animato da Dietrich von Hildebrand. iniziò anche a ricevere gli inviti di varie associazioni
cattoliche femminili a tenere conferenze in cui contribuiva alle discussioni, allora particolarmente vive,
sulla condizione della donna e la sua emancipazione.
La svolta nella sua attività intellettuale si produsse però in seguito al suo incontro con il padre Erich
Przywara. Questi era in cerca della persona giusta per tradurre in tedesco alcune opere del cardinale Newman,
e Dietrich von Hildebrand gli consigliò di parlarne ad Edith Stein, che accettò l'incarico.
Con l'occasione di questo lavoro ebbero modo di conoscersi meglio, e quando Przywara si rese conto
della statura intellettuale della Stein, la incoraggiò a continuare lo studio di san Tommaso, iniziato già
poco dopo la conversione, su consiglio di Gunther Schulemann, vicario del Duomo di Breslavia, suggerendole
in particolare di tradurre le Questiones disputatae de veritate. Edith Stein accolse prontamente il
consiglio, poichè comprendeva l'importanza di impossessarsi delle radici filosofiche della sua nuova fede.
Fin dall'inizio di questo nuovo studio sentì il bisogno di confrontare la dottrina del Dottore Angelico con la
fenomenologia. La sua conversione, infatti, non comportò un rifiuto della filosofia precedentemente appresa,
anzi, ella pensò sempre di poter trovare una conciliazione fra fenomenologia e tomismo.
La prima espressione di questo confronto apparve nel numero speciale dello Jahrbuch per il settantesimo
compleanno di Husserl, mentre si può dire che Essere finito ed essere eterno ne fu l'ultima, dato che
fin dalle prime pagine si presenta come un tentativo di realizzare una sintesi tra san Tommaso e la
fenomenologia.
Durante gli anni di Spira tentò anche l'abilitazione all'insegnamento universitario, ma si scontrò con
una mentalità che ancora non concedeva spazio alle donne per certe professioni. L'unico risultato del suo
primo tentativo fu che a Gottinga l'insegnamento universitario per le donne smise di essere legalmente
impossibile, rimanendo impossibile soltanto di fatto. intanto la pressione delle sue varie attività cresceva:
conferenze sempre più frequenti, il De veritate che non finiva mai, impegni sempre più coinvolgenti
all'interno dell'istituto. Nel 1931 decise di lasciare l'insegnamento e di tornare a Breslavia, per
dedicarsi interamente a terminare la traduzione del De veritate e poi decidere cosa fare per il futuro.
Nel 1932 venne invitata alla prima giornata di studi della "Sociètè Thomiste" a Juvisy, vicino Parigi, e ne approfittò
per fare visita all'amico Alexander Koyrè, che insegnava a Parigi[9]. Dell'intervento alla giornata di studi,
dedicata a "Fenomenologia e tomismo", di cui abbiamo gli atti[10], uno dei partecipanti fa questa
ricostruzione:
«Si voleva scambiare le proprie idee sulla fenomenologia, sull'indirizzo filosofico che partiva da
Husserl, prima a Gottingen, poi a Friburgo i. Br. il congresso era presieduto da Noel di Lovanio.
Erano presenti i primi filosofi cattolici francesi e belgi, fra gli altri Maritain e Berdjaev.
Dalla Germania c'erano padre Mager OSB, Daniel Feuling OSB, von Rintelen, di Monaco, il prof.
Solingen di Bonn (poi Braunsberg, ora di nuovo Bonn), Edith Stein e io. Padre Feuling tenne
la sua conferenza. La discussione fu dominata del tutto da Edith Stein. Certamente lei conosceva
meglio di tutti la concezione di Husserl, perchè era stata per anni sua assistente a Friburgo i.Br.,
ma ella sviluppò i propri pensieri in modo così chiaro, se necessario anche in francese, che
l'impressione generale fu straordinariamente forte in questa società di dotti».
Fra gli stimoli intellettuali che Edith Stein si aspettava dalla sua visita in Francia, ebbe sicuramente
un peso importante l'incontro con Jacques Maritain e sua moglie, con i quali rimase in contatto
epistolare negli anni successivi
intorno al 1931-32 le si presentarono due nuove possibilità di tentare la strada dell'insegnamento
universitario: a Friburgo, dove vari professori le avevano promesso il loro appoggio, e nella stessa
Breslavia, dove le si offriva di tenere un corso di introduzione alla filosofia fenomenologica. Anche
queste due opportunità sfumarono, ma di questo nuovo tentativo ci restano i lavori preparati
per l'occasione: Potenz und Akt, e introduzione alla filosofia. Si concretò invece un'offerta di lavoro
dell' "istituto tedesco di pedagogia scientifica" di Munster, dove insegnò nell'anno accademico 1932/33.
L'inizio del successivo anno accademico fu preceduto da una nuova legge del Reich, che impediva l'accesso
all'insegnamento alle persone di origine ebrea. Edith Stein si licenziò dall'istituto.
Trovandosi di nuovo a dover decidere del suo futuro, aveva davanti a sè due principali alternative:
un'offerta di lavoro dall'America Latina[5] o la possibilità di ritentare la strada del convento,
che le era stata negata dieci anni prima. Dopo aver chiesto luci al Signore, e comprendendo abbastanza
bene i rischi che correva rimanendo in Germania, chiese di essere ammessa nel carmelo di Colonia, dove
prese il nome di Teresa Benedetta della Croce.
Entrò al carmelo disposta ad abbandonare del tutto la sua attività filosofica, ma ben presto i suoi
superiori iniziarono ad affidarle incarichi intellettuali: opuscoli commemorativi di vari santi,
studi sulla spiritualità carmelitana, uno studio su Dionigi l'Areopagita. Con l'intento di fare
un'apologia degli ebrei tedeschi, già prima di entrare al carmelo aveva iniziato a scrivere la
storia della sua famiglia, ed a più riprese la continuò anche nel carmelo.
infine venne incoraggiata, forse anche per distrarla dal crescente clima di persecuzione che
si stava producendo in Germania, a riprendere e completare il lavoro iniziato con Potenz und Akt.
Esaminando i suoi appunti decise di riscriverlo daccapo, e verso il 1936 era pronta per le stampe
la sua più importante opera filosofica: Essere finito e Essere eterno. Non riuscì però a pubblicarla,
perchè anche le case editrici più coraggiose non osavano ospitare l'opera di un'ebrea, e pubblicare
sotto falso nome un'opera così personale le parve una soluzione inaccettabile.
Nel 1938 la situazione in Germania era deteriorata tanto che il carmelo non offriva più alcuna
garanzia di sicurezza. Venne pertanto deciso di trasferire Edith Stein in Olanda, nel vicino e
affiliato carmelo di Echt, dove la raggiunse anche la sorella Rosa, convertitasi al cattolicesimo
dopo la morte della madre. Qui Edith si mise a studiare la spiritualità di san Giovanni della Croce
ed iniziò a scrivere il saggio Scientia Crucis. Con l'invasione tedesca del 1940, anche l'Olanda
smise di rappresentare un rifugio sicuro per le due sorelle, sebbene le autorità tedesche avessero
assicurato che non avrebbero incluso nella persecuzione gli ebrei cristiani, purchè convertiti prima
dell'invasione. Per questo si iniziarono le pratiche per tentare un trasferimento in Svizzera.
Nel frattempo (26/7/1942) i vescovi olandesi pubblicarono un documento di condanna della
persecuzione antisemita. La risposta tedesca fu immediata: la domenica seguente (2/8/1942)
vennero deportati i cattolici olandesi di origine ebrea, comprese le due sorelle Stein,
ed uccisi ad Auschwitz il 9 agosto 1942[10]. Fu un atto compiuto con l'evidente intenzione
di offendere la Chiesa Cattolica, per questo l'11 ottobre 1998 Edith Stein è stata canonizzata come
martire della fede, e viene venerata con il nome carmelitano di santa Teresa Benedetta della Croce.
il 1 ottobre 1999 Giovanni Paolo ii l'ha nominata co-patrona d'Europa, insieme con santa Caterina da Siena
e santa Brigida di Svezia.
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