Molti immigrati restano in Italia solo per qualche tempo, altri invece decidono di restare per periodi più lunghi o definitivamente; come già è avvenuto in altri Paesi europei. In questi anni stanno diventando sempre più numerosi gli immigrati di seconda generazione, cioè i figli e le figlie, nati o cresciuti in Italia, di coloro che sono giunti negli scorsi decenni.
Le richiesti sociali di queste generazioni sono diverse da quelle dei loro genitori: non riguardano più solo il lavoro, ma mirano anche alla salvaguardia della loro identità; in loro spesso si mescolano l'orgoglio delle origini e la tensione verso condizioni di vita migliori e più sicure.
Questi giovani immigrati conservano la lingua d'origine che rappresenta, insieme alla religione, l'elemento più forte della propria identità e diversità.
Il forte conflitto fra tradizione e modernità porta ad un contrasto generazionale, che è forse il problema sentito in modo più acuto da questi giovani ibridi.
Infatti se da una parte i genitori cercano di far sì che i figli salvaguardino la cultura d'origine, dall'altra i figli sentono ad una certa età di far parte anche della società in cui sono cresciuti. I figli non capiscono le comprensibili esigenze dei genitori e i genitori non comprendono le necessità dei figli: questa situazione porta spesso a tensioni e incomunicabilità tra le due parti.
Partendo dall'illustrare la situazione degli immigrati in Europa ed in Italia, ho raccontato alcune storie di giovani ragazze che hanno vissuto sulla propria pelle, in modi differenti, questo genere di esperienza.
"Pecore nere" è una raccolta di otto storie diverse di quattro autrici differenti, accomunate dal tema dell'identità divisa e dell'integrazione di giovani ragazze straniere cresciute o nate in Italia, accomunate dal colore della pelle nera.
Doria, quindicenne che vive da sola con la madre nella periferia di Parigi dopo che il padre è tornato in Marocco per trovare una giovane moglie, racconta la sua esperienza personale tra psicologi e assistenti sociali che offrono una possibilità di studio per lei ed un lavoro alla madre, aiutandola ad integrarsi completamente nella società francese. Ed è proprio questo il volere di Doria: rinuncia completamente alle sue origini e non vuole che essere felice con la madre nel Paese da sempre suo.
Poi ci sono le esperienze di Hülya ed Oya, due ragazze di origine turca cresciute in Germania. Hülya, arrivata all'apice della sua carriera come cantante Pop e dopo aver goduto di una gioventù durante la quale viola anche le minime limitazioni dei genitori, decide di dedicarsi completamente alla religione e ad Allah, chiudendo per sempre, per motivi religiosi, con la parte tedesca che è in lei.
Oya, invece, nata in Germania, all'età di sedici anni torna in Turchia per volere dei genitori. Inizialmente per tutta la famiglia è difficile abituarsi alle condizioni di vita in Turchia, ma quella che soffre maggiormente di questo rimpatrio è proprio la protagonista. Forse perché troppo tedesca non riesce proprio ad accettare la nuova vita impostale, così come il matrimonio con il cugino. Cerca invano una soluzione per poter tornare in Germania e alla fine si arrende e accetta il volere della famiglia per non rimanere sola.
Infine il film “Un bacio appassionato” racconta della dolce storia d'amore tra un pakistano musulmano (Kasim) e un'irlandese cattolica (Roisin), un'unione inacettata da entrambe le comunità, che avrà un lieto fine.