CASTELLI E FORTIFICAZIONI IN AREA VARESINA

Rocca d'Angera
La rocca d'Orino
Castello di Masnago (Varese)

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ARCHITETTURA DELLA ROCCA

wpe5.jpg (19767 byte)Angera fu la stazione per eccellenza di tutto il traffico lacuale,di fondamentale importanza per i commercianti legati al lago; fu anche base militare degli antichi romani.

La costruzione della maggior torre castellana è da collocare agli inizi del XIII secolo, sui resti di un’altra preesistente.

Di base quadrata, essa mostra un parametro murario di grande regolarità, le cui mura furono finemente lavorate alla martellina (piccolo martelletto).

Le aperture originarie sono piccole, con arco a pieno centro, salvo le quattro più alte. La torre si conclude con tre larghi merli per lato.

Come al solito, nelle costruzioni medievali la porta principale era posta a notevole altezza dal terreno e vi si arrivava mediante una scala esterna. All’altezza del primo piano sporgeva nel vuoto un ballatoio coperto e probabilmente chiuso.

Al di sopra del primo piano ve ne erano altri tre; l’ultimo era, come oggi, coperto da una cupola di mattoni. Anche dall’altezza del secondo piano, ma dal lato opposto, sporgeva un ballatoio.

Si venne intanto formando l’attuale ampio perimetro murario il cui basamento risulta tessuto con ciottoli e blocchi squadrati di sterrizzo. Più a nord sorgeva l’ingresso principale; lo proteggeva un ampio fossato che poteva essere attraversato mediante un ponte retrattile; sul fondo era posto il portone d’ingresso, ora murato.

Ala Viscontea, Scaligera e Torre Castellana.jpg (630069 byte)I due muri che si affiancavano alla torre maggiore hanno circa lo stesso spessore (1.20m), ma diverso aspetto. Quello ovest rivela buoni caratteri di finitura nella porta e nella testata; l’altro è irregolare, in parte costruito da ciottoli e da pietre di bassa fattura.

Ai due piani fuori terra corrispondevano due ordini di grandi finestre: forse cinque al piano rialzato,due al primo piano.

La costruzione del palazzo portò alla distruzione della scala che dava accesso alla torre.

Il palazzo, come la vicina torre, doveva essere scoperto; solo in seguito si pensò di proteggerlo con un tetto: i merli vennero sovralzati e la rampa esterna della sala riportata sottotetto.

Anche al piano terreno vi doveva essere un solo grande vano, coperto con travi in legno.

Agli inizi del Trecento era singolare la struttura, con archi trasversali ribassati, gettati fra l’una e l’altra delle due pareti longitudinali; non si riesce ad immaginare come fosse superata l’ingente spinta laterale.

Fu accortamente sfruttato il dislivello tra due estremi dell’ala, ricavando il seminterrato delle cucine verso ovest ed un ampio porticato terreno ad est. Gli elementi stilistici ancor rilevabili sono coevi alla prima metà del XIV secolo: porta a pieno arco, portone d’ingresso alla corte nobile, coppia di archi ogivali nel passaggi verso la corte, sagoma degli archi traversi, tracce delle aperture al primo piano; seppur rimaneggiate sono ancora rilevabili le finestre ad arco ribassato.

Attorno al 1350 si sovralzò l’intero corpo meridionale; ciò fu reso necessario dall’esigenza di accesso diretto per l’ultimo piano della torre. Le due grandi aperture sulla testata hanno infatti una foggia confrontabile a quella delle aperture meridionali al piano inferiore, con ampi contorni e archi ribassati.Vista esterna dell' ala dei Borromeo.JPG (582446 byte)

Il palazzotto subì alterazioni ben maggiori verso il 1370; furono abbassati sia il piano rialzato che il primo, il cui soffitto tagliò a metà le grandi finestre, che furono chiuse. Le nuove aperture, molto più piccole, dovevano trovarsi nella stessa posizione  delle odierne.

La torre è caratterizzata da una parte esterna ogivale, mentre quella interna è coronata da arco a pieno centro. Di sapore arcaico appaiono i contorni.

Forse dello stesso periodo, o di quello immediatamente successivo, è il rialzo della cerchia verso nord, con nuovo camminamento e merlatura ghibellina; assai più tarda la torre angolare all’estremo nord, per chiari segni addossata al muro preesistente.

 Aggiunte successive, ancora di epoca tardomedievale, si riconoscono nella torre maggiore. Furono allora aperte nelle forti muraglie due bifore; pressappoco simili sono le due bifore al piano inferiore dell’ala meridionale trecentesca, ricavate nella parete cieca dell’antica cortina muraria interna, verso occidente.

vista aerea.jpg (7174 byte)Gli interventi dei secoli successivi si possono rintracciare nelle coperture rifatte solamente in parte e qualche volta rialzate, nella modifica di molte aperture antiche e nella demolizione del pontile sopra l’ingresso alla corte nobile, ma soprattutto nei complementari del perimetro intorno al cortile, con il portico e il nuovo corpo delle scale.

Singolare, è da ultimo, l’interrogativo posto sull’esistenza del cosiddetto pozzo di Rolando; esso è posto fuori delle mura, all’estremo spigolo nord, entro una torricciuola di certo rifatta. Vi si accede dall’interno della Rocca, mediante un cunicolo in discesa, quasi interamente sotterraneo, che sottopassa le mura.