CASTELLI E FORTIFICAZIONI IN AREA VARESINA
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Il castelloin generale:
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ELEMENTI DI DATAZIONE La Rocca di Orino non ci risulta citata
negli antichi documenti trascritti e riprodotti nelle grandi opere storiche dedicate al
nostro alto-medioevo; il "precetto di Liutprando" che, pur riscritto più o meno
fedelmente in epoca successiva, si riferisce al 712, cita Orino (Olino), ma non il
suo castello. Anche le considerazioni basate su ritrovamenti di resti di ceramiche,
monete o armi nel caso di Orino non hanno fino ad ora fornito alcuna utile indicazione. Infatti il problema dei reperti nell'area
della nostra rocca risulta abbastanza complesso: vi è stato un susseguirsi di proprietari
che hanno utilizzato l'area entro il vasto recinto anche per scopi agricoli, quindi con
lavori implicanti movimenti del terreno, ed è assai probabile che gli eventuali
ritrovamenti emersi durante questi lavori non siano mai stati segnalati. Comunque non
abbiamo notizie precise di reperti, in particolare di epoca antecedente alle prime notizie
storiche del fortilizio (XII secolo). Il notaio Sangalli ci ha lasciato questa testimonianza: Negli anni Cinquanta ricordo di aver più volte parlato della nostra rocca con il compianto amico Elia Pedotti di Azzio: singolare personaggio, portalettere e sagrestano locale, dotato di una seria cultura storica e acuto e preciso studioso delle antiche vicende della nostra valle. Il Pedotti era inoltre discretamente preparato nel campo della numismatica e ciò avvalora il poco che mi disse sulle monete rinvenute alla Rocca. Conversando con lui avevo appreso di voci di ritrovamenti, nel passato, di qualche moneta e di qualche arma, sia da taglio sia da fuoco, di epoca viscontea o sforzesca, nonché di monili (anelli e boccole) di epoca imprecisata. Poi, in un suo appunto su Orino di cui conservo copia, il Pedotti parlava del ritrovamento alla Rocca di alcuni anelli ed anche di "una moneta argentea di Filippo V"; pensiamo quindi si trattasse del "Filippo" di Filippo V, moneta, se non erriamo, coniata tra il 1700 ed il 1707, del peso di circa 28 grammi e di diametro di quasi 4 centimetri. Chi possa aver perso, o più probabilmente nascosto, tale moneta nel nostro castello nel Settecento è uno dei tanti misteri del castello stesso. Ciò viene raccontato nel volumetto Orino Valcuvia, nel quale, si accenna a scavi fatti condurre, appunto, dal notaio Sangalli e al recupero di "due vasetti in cotto di colore rossastro", descrizione troppo vaga per dirci qualcosa. Di vasi forse analoghi rinvenuti a Orino ci parla il prof. Mario Bertolone nella sua opera Lombardia Romana (Milano, Ceschina, 1939). Peraltro il Bertolone, che con tanta cura e meticolosità studiò e catalogò le antichità scoperte nel territorio varesino, nei suoi lavori non riferisce di ritrovamenti avvenuti nella nostra rocca." (da V.Arrigoni Mascioni, La Rocca di Orino, cit., p.18). Alla mancanza del ritrovamento di oggetti, si aggiunge quella di molti degli elementi che facevano parte della costruzione. Si noti la attuale quasi completa assenza di pietre lavorate di qualche dimensione come: lastre, soglie, stipiti, camini, gradini, mensole, colonne, pilastri, capitelli e altro di simile, indubbiamente presenti nella nostra fortezza e indubbiamente utilizzati nelle costruzioni dei villaggi vicini. |