CASTELLI E FORTIFICAZIONI IN AREA VARESINA

Rocca d'Angera
La rocca d'Orino
Castello di Masnago (Varese)

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Sitografia                                 

 

 

...IL COMPLESSO DELLA COSTRUZIONE

 

Attualmente il complesso è costituito da un grande recinto, pressoché un rettangolo di circa 50 x 100 metri. Le mura di tale recinto, in pietra del luogo, vennero in parte ricostruite all’inizio del secolo scorso, rispettando il tracciato originario.

Sullo spigolo di nord-est sta una bella torre, fortemente restaurata; le caratteristiche costruttive e quelle delle poche feritoie rimaste nella parte originale (una del tipo strombato per arco e una per arco e balestra) fanno ritenere che questa torre appartenesse alla parte più antica del castello. Pure fortemente restaurata è la torretta rompitratta del muro Nord, della quale la parte alta è certo di rifacimento. All’interno del recinto, all’angolo nord-ovest è l’interessante mastio o “rocchetta”, di cui restano un alto e poderoso muraglione che si collega a una suggestiva torre, nonché avanzi di fondamenta con cantine o canee e un sistema per la raccolta e conservazione dell’acqua. Il muraglione rimasto, alto circa 12 metri, e i resti di metri perimetrali sul terreno suggeriscono che il mastio avesse una superficie di circa 400 mq per ogni piano.Resti della rocchetta e torre di avvistamento.jpg (110700 byte)

La torre racchiudeva le scale che portavano ai vari piani e al cammino di ronda cui si accedeva per una porta ad arco ancora visibile. Essa ha altezza attorno a 15 metri e pianta di circa 4 x 5,5 metri; è in pietrame più o meno regolarmente disposto con elementi ben squadrati agli spigoli; presenta inoltre una modesta scarpa verso est.

Interessante è la struttura del muraglione rimasto in piedi, di spessore di circa 1,5 metri, con sassi che verso l’esterno sono posti abbastanza irregolarmente e legati con malta forte; in alto, all’altezza del cammino di ronda, sopra le cortine, si trovano i  resti di mensole di pietra (“beccatelli”), destinate a sostenere la parte esterna a sbalzo degli stessi camini; alla medesima altezza grosse aperture uniformemente distanziate rivelano la posizione ove erano infisse analoghe mensole poi malamente divelte.                                                                                           

La presenza della parte a sbalzo, che permetteva di far piombare oggetti o sostanze offensive sugli assalitori stando dietro la difesa delle merlature ed anche lasciava più spazio per il maneggio delle armi da posta, sembra sia tipica del periodo visconteo-sforzesco. E’ difficile ricostruire con l’immaginazione la struttura del mastio, poderoso edificio alto una dozzina di metri, coronato dalla parte merlata a sbalzo sostenuta dalle belle mensole a tre gradi in pietra regolarmente distanziate.torretta sulla cinta muraria vista dalla Rocchetta.JPG (1042357 byte)

Accanto sullo spigolo nord-ovest, dei ruderi ci indicano l’esistenza di un’altra parte fortificata. Sul lato ovest il muro, in alto, rivela aperture rettangolari, poi richiuse, quasi una merlatura guelfa o a merloni. Sul lato sud il muro era probabilmente interrotto da una tratta fortificata; poi quasi allo spigolo sud-est sono i resti di una ghiacciaia o “nevera”, forse utilizzata anche come riserva d’acqua. Questa costruzione viene nella tradizione locale spesso considerata una prigione con in alto un trabocchetto o persino uno di quei misteriosi pozzi aventi particolari allineamenti astronomici.

La merlatura è stata aggiunta nel restauro dei primi del Novecento dalla famiglia Moia, e quindi dal dottor Massimo Sangalli. Questo ingresso è raggiungibile da Orino per una comoda mulatteria; invece nella carta dell’Istituto Geografico Militare, la strada di accesso appare sul lato opposto.