CASTELLI E FORTIFICAZIONI IN AREA VARESINA

Rocca d'Angera
La rocca d'Orino
Castello di Masnago (Varese)

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VISCONTI, SFORZA E COTTA

La fortificazione di Orino dovette poi essere oggetto di modifiche e rimaneggiamenti, resisi necessari poichè nel frattempo si erano andate sviluppando le armi da fuoco.

Infatti l'esame degli elementi costruttivi, in particolare del grande muragliene Sud del mastio, pur con le incertezze proprie di queste valutazioni, fa ritenere che la Rocca sia stata ampliata e potenziata in epoca viscon­teo-sforzesca.

In effetti quando gli Svizzeri occupano la Valle nel 1513 pensano di abbattere il forte ivi esistente, dunque all'epoca il forte era efficiente. Nel "Carme sulla Valcuvia" composto da Giovanni Stefano Cotta, feudatario della Valle sul finire del quindicesimo secolo, compare un esplicito cenno alla Rocca; nella versione dal latino di tale carme leggiamo infatti "...sorge nei pressi Orino che diede nome alla Rocca...".

La Valcuvia, come il Luinese e la Valtravaglia, nel 1513 venne occupata dagli Elvetici, i quali, comunque, o decisero di non abbattere la nostra rocca o riuscirono a demolirla solo in parte (forse la parte Ovest); poi, appena dopo la battaglia di Marignano del 1515, le truppe del capitano Mondragon li allontanarono dalla valle.

Completamente demolita dagli Svizzeri in quel periodo era stata invece la "Rocca Travaglia", importante fortezza che dominava il lago non lungi da Luino. In una delle carte geografiche dello Stato di Milano redatte e disegnate da Fabio Magini (tavola XI dell'Atlante pubblicato a Bologna nel 1620) troviamo riportate poche terre della Valcuvia, tra queste "Orino Castello"; sembre­rebbe quindi che agli inizi del Seicento il Castello o Rocca avesse ancora un certo rilievo. In un documento del 1° febbraio 1599, rogato da Giovanni Angelo Porta, di "investitura semplice" da parte di Cesare e altri Cotta feudatari della Valcuvia, si parla della locazione ad un Francesco del Monaco di Orino del "situs arcis", cioè del "luogo della rocca" nei territorio "de Hurino", ossia di Orino. Si dice anche che vi era una torre con un "coper­to di piode" (forse il mastio?) e un terreno ad orto ed aratorio circondato da mura, il tutto per circa quattro pertiche, nonché di altra proprietà Cotta in Orino, sempre in località Rocca, per quaranta pertiche. Senza en­trare nei dettagli del documento, il fatto che si parli di impieghi agricoli della proprietà entro il recinto ci dice che la Rocca non aveva più, in quell'anno 1599, alcuna funzione militare.

La proprietà dei Cotta risulta poi chiaramente nella mappa misurata nel 1722 dal geometra Valentino Mantovani, mappa poi utilizzata per il "Catasto Teresiano".

Il recinto della Rocca appare, nella piantina, simile all'attuale ed è diviso in tre mappali   il primo è indicato come "sito casa detto rocca dirupata", gli altri rispettivamente come zerbo e aratorio. Il recinto con i terreni attorno, per circa 45 pertiche, risulta­no del feudatario "dottor Pietro Cotta, figlio di Cornelio, di anni 50", che già nel 1717 pagava, per le proprietà in Orino, una tassa di lire 3.19 annue. In un elenco dell'anno 1730, la  proprietà del Cotta è determinata in pertiche 60 circa e valutata scudi 100.32.

Nella mappa rilevata nel 1722 osserviamo che sul lato Est, quello dell'attuale ingresso, vi era, dove ora sale l'ultimo tornante della mulattiera, una "selva castanile e boschiva" di 12 pertiche. Sul lato Sud-Est, terreni di tipo "aratorio, zerbo e selva". Invece verso Ovest, in direzzione della chiesa di san Lorenzo, erano 32 pertiche a "zerbo cepposo con boschina e pochi castani". Come mai i feudatari Cotta, forse già dai primi del Cinquecento, possedevano la Rocca di Orino e buona parte del­la collina su cui tale rocca sorge? La cosa è singolare in quanto i Cotta, feudatari di Valcuvia, risiedevano in genere a Milano, tranne qualche rara eccezione come Cesare che sul finire del Cinquecento stava a Cuvio, e non risulta che essi, proprietari di terre a Varedo nel Milanese, tenessero ad acquisire an­che proprietà in Valcuvia, tanto che lo stesso palazzo della pretura in Cuvio era in affitto.

Certamente la Rocca non dovette essere stata impiegata per gli usi legati ai compiti propri del feudatario quali l'esercizio della giustizia, la sede del bargello, quella della prigione: tali funzioni, come ricorda la relazione del 1644 più sopra citata, avevano la loro sede a Cuvio. Parlando dei Cotta, che per tanti anni possedettero la Rocca di Orino, ri­cordiamo che lo stemma della famiglia riportava un'aquila con in seno uno scudo di rosso in cui sta una cotta (tunica) bianca.

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