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CASTELLI E FORTIFICAZIONI IN AREA VARESINA
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IL CASTELLO IN GENERALE:
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ANTICHI SISTEMI DIFENSIVI I primi sistemi di
difesa furono quelli costruiti dai Romani, agli inizi delletà imperiale, quando
Roma incominciò ad affrontare le turbolente invasioni barbariche. Erano i cosiddetti
limes romani, una sorta di barriera difensiva,
posta lungo il confine per frenare lavanzata di eventuali invasori, ma anche per
distinguere un territorio conquistato dalle
nuove terre, infide e sconosciute . I resti di limes romani sono molto numerosi; il più
importante, per notorietà e consistenza, è il Vallo di
Adriano, che divideva lisola britannica in due parti: una meridionale, occupata
stabilmente, e una settentrionale, corrispondente allattuale Scozia, lasciata ai
pochi, ma insidiosi abitanti del luogo. La struttura del
Vallo aveva una indubbia imponenza: un muro lungo 117 km, alto da 3 a 6 metri, con spessore
variabile alla base da 2 a 3 metri; molte torri, distanti circa 150-200 metri luna
dallaltra; fortini quadrati con i lati da 10 a 18 metri, scaglionati in modo più
raro. Altri sbarramenti
difensivi meno consistenti, si trovavano lungo il corso del Reno e del Danubio
ove,
essendo maggiore il fronte da proteggere, venne di fatto costruita una strada, protetta verso
il fiume da scarpate e fossati, mentre sulla strada stessa erano distribuite delle torri
in legno, necessarie per lavvistamento, intervallate da veri e propri fortini. Il castrum romano, aveva una tipica struttura
rettangolare attorno alla quale vi era unopera difensiva, costituita generalmente da
palizzate di legno, mentre nei casi più evoluti da muri di cinta. I limes lungo il Reno e il Danubio avevano
allinizio unintenzione offensiva, come base di appoggio per spedizioni di
ritorsione o speranze di ampliamento del territorio imperiale verso la terra occupata
dalle temute popolazioni germaniche. Tuttavia nel
periodo doro dellimpero romano, i popoli germani erano contenuti
allinterno dei loro territori grazie alle legioni stanziate lungo il confine. Roma antica non
aveva mai costruito delle mura intorno a sé in quanto considerava sufficiente la barriera
costituita dalle legioni schierate al limite dei territori. Si cercò di
sfruttare il più possibile in tutti i sistemi offensivi, ma anche difensivi, le barriere
naturali, vale a dire i corsi dacqua, ma più massicciamente le zone paludose, un
tempo molto più diffuse dal momento che i fiumi non erano regolati. Quando a poco a
poco si affacciarono sul territorio
dellimpero le prime invasioni barbariche, i Romani capirono come le loro linee di
difesa fossero inutili. Infatti il limes romano lungo il Danubio fu attraversato dalle
orde barbariche che dilagarono così in tutto il territorio dellimpero, in un primo
momento solo come spedizioni fulminee, alle quali seguivano rapide ritirate, con
lunico scopo di guadagnare un certo bottino. Solo allora la
città di Roma sentì il bisogno di munirsi di mura, così come tutte le altre città più
importanti cercarono di proteggersi con sistemi
difensivi. Nacquero
in questo
modo un gran numero di castelli periferici, posti soprattutto nei luoghi più minacciati,
cioè in difesa dei passi alpini più agevoli da valicare. Un esempio
significativo è Castel Seprio, dotato già alla fine dellimpero di una propria
struttura muraria e di alcune torri. Da poco si è
avuta la conferma dellesistenza di molti siti fortificati anche lungo le strade
laterali di penetrazione delle Alpi; queste testimonianze risalgono alla fine
dellimpero romano doccidente, quando ad oriente vi era invece la dominazione
gota e in parte bizantina. Esemplari di
questa trasformazione sono i castelli sorti sul Montorfano, unaltura, come dice il
nome stesso, isolata, affaccia quasi completamente sul Lago Maggiore, situata tra il fiume
Toce e il piccolo lago di Mergozzo. In cima a questa
altura vi sono anche i resti di unantica chiesa romanica e da scavi eseguiti si è
scoperto come probabilmente in origine vi fosse anche una basilica del V secolo circa; i
castelli medievali infatti erano quasi sempre affiancati da una chiesa e, in epoca più
avanzata, da un battistero. Recenti scoperte
sono state fatte anche nella Val Sesia, a Quarona, dove sono stati ritrovati i resti di un
battistero, forse paleocristiano o di poco post-cristiano, compreso allinterno di
una struttura fortificata. Altre testimonianze esistono anche in pianura, a Cureggio,
nellAlto Novarese, o in Brianza, sul monte Baro. Nel periodo del
tardo impero si sviluppò un nuovo tipo di
fortificazione privata, di proprietà per lo più di ricchi signori, come la villa romana;
un sistema che fu poi adottato per tutto il Medioevo. La villa romana
era una grande azienda agricola che sovrintendeva un ampio territorio e nella quale
risiedevano i fattori o, in alcuni casi, gli stessi proprietari; essa iniziò a munirsi di
mura lungo tutto il perimetro, cercando così di difendersi nel miglior modo. Anche questa volta
però tutte le protezioni non servirono a nulla. Verso la metà del
VI secolo, infatti, i Longobardi invasero massicciamente lItalia, occupando dapprima la parte
settentrionale, lasciando quella meridionale nelle mani dei Bizantini; poi via via
arrivarono fino a Benevento, creando diversi ducati, raggruppati in un regno,
privo tuttavia di continuità territoriale. I
Longobardi si trovarono ben presto minacciati dai Franchi, i quali dalle Alpi continuavano
ad insidiarli, fino a quando riuscirono a
sopraffarli allepoca dei predecessori di Carlo Magno. In età longobarda
quindi non vi era un sistema difensivo ben organizzato e le città dovettero tutelarsi
ognuna per conto proprio, costruendosi mura di protezione. Vi erano però le
cosiddette chiuse, passaggi alpini obbligatori, da cui
potevano passare anche eserciti massicci. Essendo queste
chiuse molto pericolose per la sicurezza delle città, venivano quasi sempre sbarrate da
legioni fisse, impedendo così laccesso alla valle. Un esempio
importantissimo di chiusa fu Bellinzona, attuale capitale del Canton Ticino, situata
nellAlta Valle del Ticino, in una posizione che permetteva un relativo sbarramento
della Valle, proprio attraverso i passi alpini. Allora il
principale passo alpino era il Lucomagno, seguito poi dal San Bernardino e dal San
Gottardo, passi dai quali si temeva una possibile invasione alemanna. Questa
in effetti si verificò nel
590, quando una spedizione franca attaccò il castello di Bellinzona, il quale tuttavia
resistette, lasciando così i Longobardi in una situazione di momentanea tranquillità. Nelletà del
tardo impero, in epoca bizantina e anche in età longobarda, si sfruttarono notevolmente
le isole. In particolare i siti accertati sono due: lisola Comacina, sul lago di
Como, e lisola di San Giulio, sul lago dOrta. Lisola
Comacina fu sede dellultima resistenza bizantina contro i Longobardi. Sul lago
dOrta invece si stabilì un duca longobardo, il quale pose la propria residenza
sullisola di San Giulio che durante il X secolo sarà assediata dallimperatore
Ottone I. In epoca franca si
tornò ad una situazione di maggiore stabilità, con il Sacro Romano Impero di Carlo
Magno, tanto che non si sentì più il bisogno di costruire apparati difensivi; molti
tratti di mura di protezione della città furono venduti ed integrati allinterno di
altre nuove strutture. Frequenti furono in questo contesto le donazioni degli imperatori,
in particolare ai monasteri, nuovi protagonisti del periodo, molto diffusi già durante
lAlto Medioevo. Con lo
sgretolamento dellimpero carolingio, nei secoli IX-X, si andò progressivamente
verso una privatizzazione delle fortificazioni. Perse consistenza
il governo centrale; il diritto di costruire dei sistemi difensivi, appartenuto fino ad
allora soltanto al publicum, vale a dire allo
Stato, passò ad altri. Gli stessi imperatori e re italici, si preoccuparono di vendere i
propri possedimenti a nobili, vescovi o enti religiosi, i quali assunsero una funzione "vicaria" rispetto al potere del publicum. Durante i secoli
X, XI, XII si assistette perciò ad una grande fioritura di castelli; dapprima nacquero
come protezione del villaggio, essi stessi costituivano il villaggio, con caratteristiche
abbastanza rudimentali, come i fossati lungo tutto il perimetro (esempi di fossati sono
documentati per Varese) e le porte, costituite anche da pregevoli archi e protette con
grande cura. Si iniziò così a
parlare di villaggio castellato per indicare lunione del castello al
villaggio, un legame spesso separato se linsediamento era situato nei pressi di
unaltura dal quale sarebbe stato facile bersaglio; in questo caso il castello
era costruito in cima allaltura e di conseguenza anche le mura da protezione
diretta erano un po più discostate. Si passò poi al dominatus lociis, vale a dire
quando i castelli divennero
luoghi pubblici, residenze delle signorie che ivi esercitavano il proprio potere. Il dominus di questi loci poteva essere un ente religioso, un
arcivescovo, un privato, ma anche un miles,
inteso come nobile, il quale, grazie alla propria esperienza militare, si era
guadagnato un diffuso prestigio e il diritto di esercitare un certo potere su un villaggio. Dopo lanno
1000, tra lXI e il XII secolo, i castelli divennero veri e propri magazzini. In un primo
momento il dominus permetteva ai villici di
deporre il proprio raccolto allinterno del castello, al fine di salvarlo da eventuali
razzie o improvvise scorrerie. Nel X secolo si
distinsero soprattutto due popoli autori di scorrerie: gli Ungari, provenienti da est,
abili cavalieri, e i Saraceni, da ovest, temuti pirati, debellati soltanto verso la fine
del secolo X. Ma se prima era facoltativo,
con il passare del tempo, la raccolta dei prodotti della terra allinterno dei
castelli-deposito divenne un obbligo; in questo modo infatti risultava più facile
calcolare le decime, il censo per il padrone e
quindi organizzare, con la parte in eccedenza, una sorta di asta pubblica. Nella nostra zona
un esempio significativo di questo primo mercato fu Caravate, il cui castello era
proprietà di un abate di Pavia. Interessanti
furono anche le conseguenze militari del fenomeno dell'incastellamento: gli assedi
aumentarono tanto che vi fu un forte sviluppo delle macchine da guerra, tra cui
le imponenti torri di assedio di legno, alte anche più delle stesse mura, e
l'utilizzo di nuovi sistemi di attacco, come il fuoco greco (in un recipiente si metteva della pece che con un innesto a miccia veniva fatta
esplodere). Durante questi
assedi uno degli obiettivi principali era quello di incutere paura; per questo qualche
volta venivano scagliati addirittura contro i nemici degli animali morti o dei
corpi infetti, anche con funzione intimidatoria. Con lavvento
delle armi da fuoco, verso il 1300-1400, il castello, proprietà dello stato, o di signori
privati, dimostrò di avere una struttura inadatta: lalta torre al centro, gli
spigoli squadrati, costituivano bersagli troppo facili. |