CASTELLI E FORTIFICAZIONI IN AREA VARESINA
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Il castelloin generale:
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IL FENOMENO DELL'INCASTELLAMENTO NELL'AREA VARESINA Seppur discretamente ricca di testimonianze
fortificate, la provincia di Varese non è mai stata oggetto di approfondite ed esaustive
ricerche sul problema castellano del suo territorio. Se si eccettua qualche studio su di un singolo complesso, le fortificazioni del Varesotto sono sempre state disdegnate dagli interessi degli studiosi. Solo in questi ultimi anni sono stati pubblicati sullargomento diversi studi e saggi.
TERRITORIO Se usiamo lespressione
territorio varesino è per porre dei limiti geografici alla ricerca,
limitandola alla attuale provincia di Varese. Sono limiti che rispettano più una esigenza
pratica che non una evoluzione storica del territorio in esame. In effetti, se storicamente la provincia di Varese è di moderna costituzione, difficile era
porre ununità di base allarea
che specialmente nel Medioevo, l'epoca più importante per larchitettura
fortificata, ha avuto diverse e molteplici divisioni territoriali.
CARATTERI STORICI Per la loro caratteristica più propriamente
politico-militare, diverse e svariate sono le motivazioni che nelle varie epoche fanno sì che in una data località si costituisca un castello. Il nostro territorio ha avuto la maggior
proliferazione di edifici fortificati per la
sua naturale posizione di passaggio e transito dai
valichi alpini alla pianura padana. Lanalisi delle vie di comunicazione va
tenuta ben presente per studiare e capire la funzione che nella storia ha avuto un
castello. Vie di comunicazione che nei tempi spesso cambiano e, nel mutare, fanno decadere
necessariamente anche dimportanza i fortilizi sorti lungo questi percorsi. Anche la costruzione dei primi apparati
difensivi della regione varesina è legata alla particolare posizione strategica di questo
territorio. Le minacce di invasioni che caratterizzano
lepoca tardo-imperiale dellAgro milanese, diedero loccasione di creare
dei muniti punti difensivi lungo larco prealpino. Il limes di difesa, con schietta
funzione militare, ma in alcuni casi anche per il ricovero per le popolazioni minacciate,
era costituito da una serie di fortificazioni poste solitamente in posizione strategica,
con lo scopo di controllare le strade ed i passi obbligati. Di questo limes tardo-antico
rimangono a testimonianza le fortificazioni di Castelseprio e Torba, Castelnovate, forse
la già esistente fortezza di Stazzona (Angera) e
certamente altre ancora del territorio, delle
quali però oggi abbiamo solamente le edizioni più recenti. Tali fortilizi vengono ereditati dai
longobardi che si calano nel tessuto organizzativo preesistente. Al posto dei
milites sopraffatti, i longobardi insediano gruppi arimanni. Questi stanziamenti militari, dislocati nei
punti culminanti delle vallate e disposti alternativamente a specchio, tra loro collegati,
sono spesso attestati dalle tipiche dedicazioni delle residuate cappelle sorte presso
queste torri come segno esaugurale ed a maggior garanzia della recente
conversione delle milizie longobarde, quindi come presenza evangelizzante nel loro stesso
luogo di raduno. Sul nostro territorio la presenza longobarda
è accertata nei castelli di Castelseprio, Castelnovate e S. Maria del Monte; inoltre
sussistono elementi di individuazione per altri o per lo meno per le loro più antiche
strutture, quali i fortilizi di Orino, Mesenzana e Cuasso, dove però più approfondite
indagini devono essere fatte per accertare questi indizi. Con il X secolo il fenomeno
dellincastellamento, anche nella nostra area, assume caratteristiche notevolmente
diverse. Cessato il pericolo transalpino, diminuisce
linteresse strategico delle fortificazioni ed il loro stretto rapporto con le vie di
comunicazione. Da questepoca assistiamo ad una
proliferazione più allargata e sparsa del fenomeno castellano, per cui ledificio
fortificato sarà sede residenziale di una famiglia e
centro È in
questo periodo che i castelli nascono anche a
scopo di difesa della popolazione a seguito delle incursioni ungare. Anche se per il nostro territorio non
abbiamo documentazione probante, diversi fortilizi devono essere sorti per dar rifugio
alle popolazioni, al loro bestiame ed alle
derrate alimentari. Gli elementi costruttivi di questi semplici
recinti fortificati li possiamo ancora trovare nei casi di Ispra, Barza e Lisanza, ma le
strutture che qui sopravvivono sono posteriori: è solo la caratteristica tipologica che
fa pensare ad epoche più lontane. Oltre al sorgere del potere signorile, che
stabilisce nel castello la sede dellorganizzazione amministrativa e giudiziaria
territoriale, nel X secolo gli imperatori sassoni instaurano un particolare rapporto di
fiducia con larcivescovo milanese, concedendogli diversi castelli del territorio. Sarà da questo secolo che il poter
arcivescovile crescerà dimportanza nelle
terre lombarde, creando una cintura di sicurezza attorno a Milano con le fortificazioni
poste sullarco prealpino. Molte di queste fortificazioni sono nel nostro territorio
e formano quelle basi giurisdizionali e amministrative dei vasti possedimenti
arcivescovili, maggiormente situati nelle terre verbanesi. Arcivescovili furono i castelli
di Angera, Travaglia e Brebbia, questi ultimi due non più esistenti. Il presule milanese concesse a sua volta molti dei castelli e delle pievi di questi territori ai
propri vassalli, famiglie capitaneali provenienti dalla città. È forse a seguito di questi eventi che si
può fissare la crescita della famiglia dei Da Besozzo e
del loro castello e di molte altre famiglie e dei loro fortilizi nei dintorni di Varese,
anche questultima località di pertinenza vescovile . Durante le lotte del secolo XII tra Milano e
Como molti castelli del territorio varesino furono investiti da queste vicende,
specialmente le fortificazioni poste nei dintorni di Sulla via dellOlona, che metteva in
comunicazione le strade proventi dalla Germania a Milano, fu costruito il castello di
Belforte, ora completamente trasformato, ove il Barbarossa risiedette più volte. Il secolo XIII vide il Seprio investito
dalle lotte per la conquista della signoria in Milano tra la famiglia dei Torriani,
espressione degli interessi dei populares e quelle dei Visconti, appoggiata dalla
nobiltà e dal clero. In questo clima di battaglie, scaramucce e colpi di mano, i castelli
dellarea verbanese e sepriese ebbero una parte importante. Le rocche di Angera e
Brebbia subirono distruzioni: quella di
Brebbia, atterrata nel 1263 dai Torriani, non verrà più riedificata. Stessa sorte subirà la più nota fortezza
di Castelseprio, fatta distruggere per volere di Ottone Visconti nel 1287, dieci
anni dopo la vittoria dei Visconti sui Torriani a Desio, anchessa non più
ricostruita. Con laffermazione della famiglia
Visconti a Milano i castelli del milanese vengono ad assumere un ruolo importante nella
difesa dei confini e delle vie di comunicazione e penetrazione del Ducato. Si cerca anche di regolare e disciplinare le
miriadi di giurisdizioni particolare autonome che rendono difficile il controllo
dellautorità superiore. Vari decreti viscontei del XIV secolo riguardano la
distruzione dei castelli che possono diventare punti di appoggio di eventuali coalizione
antiviscontee; inoltre si fissa la regolamentazione della costruzione o riedificazione
delle fortezze, imponendo di richiedere ogni autorizzazione al potere centrale. Il territorio varesino viene ad essere
interessato dallo scacchiere difensivo visconteo lungo il Ticino ed il Lago Maggiore: la
rocca di Angera assumerà in questo quadro un ruolo di assoluta preminenza, ma anche
piccole torri e modesti apprestamenti fortificati faranno parte di questo quadro
difensivo, come il castello di Lisanza o la torre di Sesona. Altri castelli viscontei sono in realtà
affidati a rami minori e collaterali del grande consorzio familiare. È il caso dei
castelli posti nel Gallaratese e lungo le vie della vallata dellArno e
dellOlona, tutti appartenenti a rami minori dei Visconti, per i quali i duchi
milanesi ebbero sempre particolare rispetto e considerazione. È con il secolo XIV che molti dei castelli
del nostro territorio subirono trasformazioni: cessata la loro funzione prettamente
miliare, si diede loro una opportuna veste residenziale. Alcuni persero completamente i loro
originari caratteri castellani per assumere quelli più distintivi di palazzo;
altri mantennero la caratteristica di castello, pur con modifiche ed aggiunte. Le incursioni degli Svizzeri nelle nostre
vallate prealpine, ai primi del 500, interessano molti fortilizi. Alcuni di questi subiscono atterramenti,
come ad esempio lantica rocca di Travaglia, che dalla distruzione del 1513 non fu
più ricostruita, e la rocca di Orino che subì devastazioni. Molti castelli del Gallaratese e quelli
posti lungo le vie di comunicazione saranno ancora utilizzati nei secoli XVI e XVII con
funzione militare. Le vicende che portarono il Gallaratese a
diventare campo di battaglia nelle guerre tra Francesi e Spagnoli fra il 1520 e il 1531
videro molti dei castelli della valle dellArno e dellOlona in piena efficienza
o ripristinati per la bisogna. Ancora nel 1636 le soldatesche spagnole e
franco-sabaude si scontrarono nella zona del Ticino, presso Tornavento. Anche in questa
occasione i castelli e le fortificazioni lungo il Ticino, del lago Maggiore e del
Gallaratese presero parte attiva alle operazioni belliche. Saranno questi gli ultimi avvenimenti
militari della regione ad impegnare i propri apparati fortificati. Ultimi epigoni delle fortificazioni furono i forti austriaci di Laveno e Cerro, costruiti in età risorgimentale a difesa del munito porto confinario di Laveno. Avranno vita effimera e verranno in parte diroccati dopo lUnità dItalia. |