SODDISFATTI O RIMBORSATI: É SEMPRE COSÍ?
Quando le nostre esperienze non sono come dovrebbero è inutile tornare indietro, anche perché non sarebbe possibile. L'unica soluzione è fare delle proposte per migliorarle. Durante l'incontro sugli stages tenutosi presso la sala consiliare del Comune di Gavirate, il 28/01/2000, noi studenti siamo intervenuti esponendo le nostre riflessioni in merito alle esperienze maturate durante l'estate del 1999. La nostra analisi ha avuto inizio e si è focalizzata intorno all'obbiettivo della formazione dello studente che entra in contatto con il mondo del lavoro permettendogli di applicare e verificare una serie di conoscenze apprese a scuola. Sottolineiamo che il raggiungimento di tale obiettivo è dovuto non solo all'impegno e alla capacità del ragazzo/a ma anche ad una serie di elementi che abbiamo individuato e ora elenchiamo: 1. Organizzazione delle giornate lavorative: Chiediamo che l'azienda valuti con più attenzione il lavoro gentilmente offerto, la durata del periodo di stages e il numero dei ragazzi/e richiesto in modo da evitare un esubero, cioè che ci sia una quantità di lavoro inferiore al numero degli stagisti piuttosto che un periodo troppo lungo di lavoro a discapito di un numero superiore dei studenti che potrebbero essere occupati. Per la stessa ragione, inoltre, è capitato che lo stagista sia "finito" a compiere mansioni che non rientrano nel suo indirizzo di studio. 2. Tempi di realizzazione dell'esperienza: La durata del periodo di stage dovrebbe essere più adeguata alle effettive possibilità di apprendimento in azienda sia in relazione a quanto concretamente l'azienda è in grado di offrire sia in relazione ad un giusto e lecito periodo di vacanza in modo da evitare un passaggio diretto al nuovo anno scolastico. Questa richiesta ha come fine anche una migliore visione dello stage che deve essere considerato come un complemento della nostra formazione e non come un numero utile per avere un certo punteggio per il futuro esame di stato. Noi abbiamo espresso la necessità di effettuare lo stage a partire dai primi giorni di giugno in modo che gravi, in un certo senso, all'interno delle attività curricolari. 3. Presenza del tutor: Il tutor, ovvero colui che doveva vigilare sul nostro lavoro, che doveva assisterci, non è stato una figura sempre presente, anzi … e questo ha lasciato il ragazzo solo e nella sua insicurezza. Differenti sotto certi aspetti sono stati i tutor scolastici, i quali oltre che contattare e stringere i rapporti con le varie imprese ci hanno orientati e seguiti durante tutto il periodo. Cogliamo l'occasione di questo articolo per ringraziare la professoressa Ucciardino per la disponibilità e l'impegno. Tutti i ragazzi della 5^ B Igea, infatti, hanno potuto contare sull'insegnante per qualsiasi problema o difficoltà incontrati durante lo stage. 4. Collaborazione tra scuola e impresa: La collaborazione tra scuola e impresa dovrebbe essere maggiore anche perché conosciamo l'importanza degli stages e sappiamo che le aziende non possono stravolgere le loro attività sulla base delle richieste della scuola. Proprio grazie ad un maggior esame e organizzazione dello stage ed ad una migliore negoziazione si potrebbero colmare le carenza precedentemente esposte e rendere proficua al 100% un'esperienza indispensabile per meglio acquisire le differenze tra ambiente scolastico e lavorativo. Questa è stata, in sintesi, la nostra voce! Noi rappresentanti degli studenti vi assicuriamo che ce l'abbiamo messa tutta per farci sentire e per rappresentarvi al meglio. Questo grazie a Matteo che ha assunto il ruolo di oratore ricevendo i complimenti dei presenti; ma soprattutto ha fatto quello che dall'inizio dell'anno ci siamo ripromessi di fare: ha URLATO SOTTOVOCE.
Per i rappresentanti degli studenti . Marina Jannella